Ricerca : “Accelerazione dei processi di cambiamento e dei tempi di risposta: nuove competenze e strumenti per i manager”

Gestita da Contact in collaborazione con l'Associazione 80epiù la ricerca è stata presentata in occasione del 17° Forum della PA a Roma l'11 maggio 2006.

Responsabile della ricerca Dott.Agostino Manni - Contact scrl

Supervisione metodologica Dott. Alberto Castori - ricercatore collaboratore di Contact e Censis

Coordinamento realizzazione Dott. Eugenio Vignali - Contact scrl

La ricerca è stata realizzata in collaborazione con l'Associaizone 80 e più.

 

Abstract

L’indagine è stata condotta mediante 150 interviste/questionario, per un totale di 12 domande su 60 punti, rivolte ad un panel così composto: 25% imprenditori, 11% manager pubblici, 16% manager privati, 48% consulenti aziendali e di direzione; dei quali il 29% fino a 40 anni, 49% da 41 a 60 anni e 22% oltre 60 anni.

Dalle risposte e dai commenti raccolti emergono due aspetti: da un lato vi è una responsabile consapevolezza della dimensione e qualità dei problemi che le caratteristiche dell’attuale fase di transizione pongono ai decisori; questa situazione è comunque dai più valutata come una opportunità e affrontata con un prevalente atteggiamento ottimistico e proattivo sostenuto da carica emotiva e resistenza allo stress da cambiamento; dall’altro lato vi è una grande incertezza sul da farsi, alimentata dalla difficoltà di analisi ma soprattutto di comprensione congiunturale e previsionale; vi è una forte domanda di nuovi strumenti di analisi e gestionali, e si cerca nel rapporto con chi ha più esperienza (mentoring, ma anche convegni e gruppi di lavoro) o con chi è portatore di un know how specialistico, non solo tecnico (consulenza) ma anche relazionale e motivazionale (coaching), la via per adeguare le proprie competenze alle nuove sfide.

Per quanto riguarda la politica, nonostante vi sia un giudizio di lentezza da parte di quasi due terzi dei rispondenti (71%) oltre la metà di loro esprime difficoltà nella analisi congiunturale e previsionale (che aumenta con il crescere dell’età).

All’opposto vi è il dato relativo alle tecnologie: da oltre il 45% giudicate in rapida evoluzione, ma ciò nonostante di facile analisi nei loro effetti attuali e futuri (per il 33,1%), secondo un trend già facilmente intuibile soprattutto dai manager del settore privato.

Nell’area dell’economia vi è un maggior equilibrio nel giudizio di velocità, ma coloro che poi dichiarano una difficoltà nella analisi attuale e prospettica sono il doppio di quanti le considerino facili, e la difficoltà è espressa soprattutto dai giovani consulenti e manager della PA.

Più linearità vi è nella valutazione dell’area sociale, la maggioranza vede un cambiamento lento e considera facile la sua analisi attuale e futura, in testa i più esperti consulenti “over 60”.

Cambiamento come opportunità di sviluppo per oltre il 70% degli intervistati, soprattutto se con riferimento al proprio ambito lavorativo ( 84%), mentre è minore rispetto alla PA (65,3%).

Cambiamento addirittura come minaccia per oltre il 20% del totale con riferimento all’economia italiana ed alle imprese private.

L’influenza del cambiamento nell’attività è massima nei momenti ideativi e di definizione del progetto, minima nei momenti realizzativi e di controllo dell’esecuzione e dei risultati.

Importanza primaria alle competenze manageriali analitiche e di previsione (al primo posto per il 57%) minore per quelle organizzative (16%), orientative (10%), comunicative (9%), collaborative (8%).

Utilità del ricorso a competenze esterne specialistiche per il 93,2% dei rispondenti.

Primato fra gli strumenti di aggiornamento professionale al mentoring – affiancamento, poi al coaching ed infine a corsi e letture specialistiche, ma richiesti anche convegni e seminari e la creazione di gruppi di lavoro internazionali.

Possibilità di misurazione della capacità di risposta al cambiamento di una organizzazione: solo se supportata da nuovi strumenti per il 68,8% degli intervistati.

Il 79% del totale affronta il cambiamento con atteggiamento proattivo e responsabilizzante, nessuno ha scelto all’opposto una tattica attendista.

Nel 74,3% dei rispondenti il cambiamento non è motivo di stress, anche se, rispetto all’età, lo stress massimo è sentito nella fascia oltre 60 anni (42,3%), il doppio di quelli tra 40 e 60 (21,3%), ma sentito anche per il 23,3% dai giovani.

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